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domenica, dicembre 31, 2006
I've been up all night, I might sleep all day
Il 2006 è passato in un lampo, una serie interminabile di flash. Poche gioie e pochi dolori e la capacità di far sembrare cose che a vederle dal 2005 sembravano fondamentali poco più che secondarie.
Se gli si potesse mettere un titolo direi che è stato "l'anno della disillusione" e non c'entra con il tempo che passa o con l'età che avanza, c'entra con il capire che i traguardi davvero importanti non li può scandire il calendario con i suoi paletti convenzionali.
Il 2007 andrà via presto anche se a tutti stanotte sembrerà il contrario, l'augurio per me e per quelle poche persone a cui tengo è di riuscire a capire pienamente e ad apprezzare quei fatti, quelle scelte, quelle emozioni che segnano veramente una svolta nel preciso momento in cui avvengono.
Le probabilità che siano il 31 dicembre di un qualsiasi anno sono 1 su 365, meno di quelle di vincere al superenalotto abbastanza per non farsi prendere in giro da quella sensazione alterata di "nuovo" che c'è fra le 23.59 di stasera e 0.01 di domani.
Per il resto, Buon Anno.
presumibilmente da simak, 17:44 | tic | commenti (3)
venerdì, dicembre 22, 2006
Poca voglia di farsi prendere in giro
Sono rimasto molto colpito da Piergiorgio Welby, la scelta di rendere pubblica la sua storia, di diventare un simbolo e un punto di riferimento della battaglia di civiltà che rincorre il diritto "liberale" per eccellenza: la possibilità di disporre del proprio corpo nel rispetto della dignità personale.
Non parlo del gesto estremo di disobbedienza civile che gli ha consentito di ottenere la morte che desiderava, ma del coraggio di rendere il suo caso lo spunto per costringere i cialtroni della nostra politica ad affrontare il tema, del coraggio di passare attraverso tutto l'iter della giustizia ordinaria e di smascherare così in un sol colpo l'ipocrisia di un sistema incancrenito da una delirante morale bigotta, cattolica e ciecamente conservatrice. La sua ferma volontà nel fare tutto questo quando avrebbe potuto pensare a se stesso, affidando a qualche medico con più umanità e più rispetto per il paziente la sua fine, senza tanti clamori, senza che nessuno dovesse assumersi la responsabilità di rischiare 15 anni di galera.
In questi mesi la politica ha fatto di tutto per trasformare il dibattito lanciato da Welby in un'altra cosa sfruttando la confusione fra termini come testamento biologico, accanimento terapeutico, suicidio assistito, eutanasia che in bocca ai cardinali e alle binetti di turno vengono preventivamente svuotati di ogni significato. Gran parte di questa nostra politica con il suo lassismo congenito bramava che la morte giungesse "naturalmente", riportando tutto nell'assordante confusione delle dichiarazioni sbrodolate e inconcludenti a cui siamo tutti assuefatti e la decisione finale di Piergiorgio Welby non è che il tentativo ultimo e disperato per evitare che accada.
Ci vuole uno sforzo, di tutti, per sconfiggere la cortina fumogena dei nonsense che si sono potuti e si potranno ascoltare attorno a questo tema, ma va fatto senza nessun arretramento, senza cedere alle lusinghe del compromesso accomodante, della dilazione infinita e della rassegnazione. Non su questo.
Permettere che il Consiglio Superiore di Sanità definisca, giusto tre giorni fa, la condizione medica di Piergiorgio Welby, per il quale era impossibile sopravvivere se non attaccato ad un respiratore e ad una macchina in grado di alimentarlo artificialmente, " priva dei requisiti che definiscono l'accanimento terapeutico" senza una reazione di sdegno e indignazione va oltre la mia soglia di tolleranza.
Grazie a Piergiorgio Welby, grazie a Luca Coscioni e grazie all'associazione che porta il suo nome: meritano tutto il sostegno possibile.
presumibilmente da simak, 04:42 | tic | commenti (10)
venerdì, dicembre 15, 2006
Time to move on
Secondo il modello elaborato da Kübler-Ross il decorso dei pazienti che apprendono di essere affetti da una malattia terminale si può dividere in 5 fasi: negazione, rabbia, contrattazione, depressione, accettazione.
A sentire Piero Fassino, il segretario del più-grande-partito-della-sinistra-italiana (è tutta una parola) affermare queste cose: " Non può essere riconosciuto a nessuno il diritto di dare morte ad un altro, se eutanasia vuol dire questo, e vuol dire questo, non sono d'accordo" mi viene da pensare che sarebbe decisamente ora che provassero ad uscire dalla fase della negazione.
presumibilmente da simak, 02:35 | tic | commenti (5)
giovedì, dicembre 07, 2006
Una Cassata enorme
In Italia la legge stabilisce il principio della "competenza territoriale". Per grandi linee vale a dire che se io, in ipotesi, faccio una rapina a mano armata a Bari sarà il Tribunale di Bari competente a giudicarmi.
Nella realtà non è sempre così semplice, esistono diversi fattori che condizionano l'attribuzione della competenza, ma il motivo per il quale un qualsiasi imputato ricorre alla Cassazione per chiedere di essere giudicato da un tribunale diverso, secondo una sua interpretazione della competenza territoriale, è uno solo: traccheggiare, allungare i tempi del processo e arrivare alla prescrizione.
Cesare Previti nel 2002 prova a far trasferire il processo Imi-Sir da Milano presentando (non sarà né il primo né l'ultimo) ricorso in cassazione. La Corte presediuta da Marvulli boccia il ricorso, ma non senza concedere un corposo regalino. Richiede un parere alla Corte Costituzionale che fa guadagnare 10 lunghi mesi nella corsa verso la prescrizione all'imputato Previti. Un po' come beccare il Jolly al Ruota della Fortuna.
Nel merito dell'incompetenza territoriale scrivono: "se è vero che, in questa sede, ai limitati fini di accertare se sussistono i presupposti per disporre la rimessione di un processo ad altra sede non compete alla corte verificare se ed in quale misura sono fondati i rilievi dedotti dalla difesa degli imputati in ordine all'eccepita incompetenza territoriale, a tale onere non potrà sottrarsi il giudice del processo, (...) utilizzando non solo la documentazione già acquisita... ma anche quella indicata dalle parti a sostegno della propria eccezione".
Insomma, tradotto, "non spetta noi, ci deve pensare il Tribunale di Milano".
Il processo continua, arriva al termine e il 5 Maggio 2006 c'è la condanna definitiva in terzo grado: 6 anni di reclusione e interdizione dai pubblici uffici. Dopo 6 mesi la Giunta delle Elezioni non ha ancora ratificato l'estromissione di Cesare Previti dal parlamento.
Intanto il processo Sme (che è un altro), per il quale Previti è stato già condannato in primo e secondo grado a 5 anni, è ancora lì, in attesa di giungere ad una sentenza definitiva. Gli avvocati della difesa ci riprovano e chiedono anche qui alla Cassazione lo spostamento per incompetenza territoriale.
E il 30 novembre scorso è arrivata la sentenza: i fatti riguardano anche delle tangenti pagate in contanti a Roma, quindi il processo non si poteva fare a Milano. Bisogna portare tutte le carte via da Milano verso Perugia, non a Roma perchè sono coinvolti giudici del Tribunale della Capitale e significa una sola cosa: prescrizione in cassaforte.
L'apoteosi della decisione cervellotica, che non considera minimamente la precedente sentenza del 2003, consente all'ex ministro della difesa e soci di sfuggire alla seconda condanna consecutiva, ma non finisce qui. Giustamente il buon Cesare ha immediatamente richiesto altro tempo alla Giunta delle Elezioni (come se avesse dimostrato di avere fretta) perchè a breve presenterà nuovamente ricorso chiedendo alla cassazione di annullare la condanna definitiva per il procedimento Imi-Sir alla luce della loro decisione sulla vicenda Sme.
L'incredibile ma poco imprevedibile epilogo potrebbe vedere Previti legittimamente seduto in parlamento fra meno di due mesi.
Il funerale di stato per la certezza della pena.
presumibilmente da simak, 03:57 | tic | commenti (7)
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