Se ne parlava da anni di questo "nuovo" partito, della sua presunta necessità, di come avrebbe dovuto essere costituito, della sua urgenza, della sua estrema utilità, di quali padri putativi (Don Sturzo? Gramsci? Perchè no, Bettino Craxi?) abbia/avrebbe avuto/avesse, di chi ne sarebbe dovuto essere il leader e di tante altre cose.
Insomma, se ne parlava tanto e tutto sommato la cosa non era nemmeno tanto male: il dibattito teneva occupate un sacco di persone che difficilmente avrebbero potuto fare qualcosa di buono.
Aldilà di riproporre l'idea di una riduzione dei partiti in un sistema elettorale (almeno per ora) proporzionale, idea peraltro già vincente alle ultime politiche, cosa c'è dietro?
Oltre ad essere l'unificazione di due movimenti che nel momento in cui si fondono perdono un secco 6-7% dei consensi e che si erano uniti allo scopo di creare un monolite democratichino color grigio topo capace di raccogliere qualcosa meno del 40% garantendo uno squadrone di deputati pronti a premere il pulsante acriticamente per "il bene della coalizione" (e la morte della repubblica parlamentare), qual è la sostanza?
Dicono di essere "un partito riformista", che in italiano sarebbe un partito che è per le riforme. Quali, in che direzione, quando e perchè si vedrà. Tanto che fretta c'è.
Io pensavo fosse tutto uno scherzo, un gigantesco divertissement creato ad arte e riuscito alla perfezione che aveva permesso di distrarre un po', di procrastinare all'infinito le discussioni sui problemi, sui fatti, sulla realtà, qualcosa che permettesse di far finta di fare politica, ma solo parlandone.
Invece no, mi sbagliavo. Facevano sul serio, o almeno, lo scherzo deve essergli sfuggito di mano, ha preso il sopravvento e non gli è rimasto che calarsi nella parte.
Insomma, alla fine l'hanno fatto. E ora?
Avvieranno il dibattito sullo scioglimento?
(Le immagini per l'ipotetico simbolo del PD sono di Antonio Minervini, mai una volta che faccia una cosa divertente da me)
Iacona, nella meravigliosa terza parte del suo meraviglioso Pane e Politica, ne ha parlato diffusamente.
La modifica della legge elettorale del governo Silvio che ha eliminato il maggioritario uninominale e qualsiasi possibilità per gli elettori di esprimere la propria preferenza per un determinato candidato è stato un regalo del quale i partiti, ma tutti, hanno approfittato a mani basse.
Relativamente grave quando questo succede nel caso del partito-persona di Berlusconi, teoricamente gravissimo quando succede nel "più-grande-partito-della-sinistra-italiana", quello della partecipazione, della base, del radicamento nelle realtà locali, delle primarie che vanno bene solo se vince il candidato mio e puttanate assortite.
Il Prodi Bis, se uno non ha voglia di farsi prendere in giro, è un aborto. Il maldestro tentativo di rimanere aggrappati alla poltrona, gestendo l'esistente e cercando di fare solo cose che farebbe pure Silvio per ritornare alle urne con una nuova legge elettorale che affossi gli estremi (specialmente quelli a sinistra) per consentire il configurarsi di un nuovo sistema politico nel quale l'elettore dovrà limitarsi a scegliere fra due "alternative" che una volta sarebbero state due correnti interne della vecchia DC. Oggi (pensate che culo) ognuna con il suo simbolo.
Berlusconi e Fassino che tubano sui banchi del parlamento parlando di elezioni e riforma elettorale, Silvio brandisce il sondaggio che lo mostra in ascesa e gli butta giù, sul più classico dei bigliettini galeotti fra compagni di banco e merende, la sua proposta:
Maggioranza Nazionale.
No a preferenze.
Sì a sbarramento.
Come si fa a dire di no?
Ma non finisce qui, sono in grado di proporvi in esclusiva la foto con la risposta di Fassino a Silvio:
Non ho molto tempo, così invece di 12 punti ne scrivo giusto un paio, accontentavi.
1) Sircana.
Santoro, anche se nella nuova versione un po' sbiadita e confusa, ieri sera ci ha fatto capire quali sono state le dinamiche dell'inchiesta e dei movimenti attorno alle foto del sosia capelluto di Fassino. Il quadro del tentato comico insabbiamento, che nel mio piccolo avevo subodorato pure io la settimana scorsa, attorno al fatto che il portavoce del governo renda ricattabile se stesso e il presidente del consiglio in carica per via dei suoi gusti sessuali è talmente miserevole che non merita ulteriori commenti.
2) Capitolo Mastrogiacomo.
Il punto centrale è che ogni italiano in Iraq e Afghanistan è oggettivamente un patrimonio per chi ha i mezzi per effettuarne il sequestro. Quando c'era Silvio tutti gli italiani rapiti sono tornati a casa sani e salvi, ora che c'è Prodi succede lo stesso. L'alzata di scudi del centrodestra sul governo "che tratta con i terroristi", l'indignazione di Ferrara e via dicendo rappresentano l'ennesimo atto della solita recita.
Berlusconi finanziava la "resistenza irachena" pagando i riscatti e facendo arrabbiare l'alleato americano, Prodi fa liberare i prigionieri talebani facendo arrabbiare l'alleato americano.
Con Berlusconi Calipari resta ucciso per uno spiacevole disguido e la Sgrena si salva, con Prodi l'autista afghano di Mastrogiacomo perde la testa (humor nero), il traduttore e l'addetto alla sicurezza di Emergency che ha condotto la trattativa "spariscono" mentre il giornalista scende esultate dal solito aereo nel solito aereoporto con la solita diretta di Porta a Porta. Sostanzialmente i fattori cambiano, il risultato no.
Forse sarebbe il caso che ammettessimo la nostra inettitudine nel gestire questo genere di situazioni (quelle con le guerre, i rapiti, i terroristi e i talebani) e tornassimo a casa dove i problemi con l'anonima sequestri che dilagava li abbiamo risolti nell'unico modo razionale: non assecondando le richieste dei rapitori, anche se i sequestrati a causa di questo atteggiamento non tornavano a casa oppure arrivavano in piccole dosi via poste italiane.
Premesso che tutta questa storia di Vallettopoli ritengo sia una grande perdita di tempo e uno spreco delle limitate e preziose risorse della nostra disastrata giustizia, sono l'unico che ha trovato di una ruffiana e pelosa ipocrisia il modo in cui pian piano si sta facendo capire che il politico che Corona e la sua banda cercava di beccare mentre andava a Trans è il portavoce unico del governo Sircana?
Stamattina alcuni quotidiani di destra l'hanno scritto piuttosto chiaramente, Repubblica e Corriere invece si limitavano a riportare le "intercettazioni" senza fare il nome del misterioso politico.
Alle 11 viene fuori un'ultimora che parla di un ricovero per una colica addominale e conseguente assenza dal vertice italo-russo di Sircana.
Alle 14 Repubblica.it mette come prima notizia la reazione di Berlusconi all'inchiesta di vallettopoli, però nell'articolo c'è una foto di Sircana e si parla praticamente solo di lui. Inizialmente viene riportata la presa di posizione di Velina Rossa (l'agenzia parlamentare, roba di D'Alema) che "chiede le dimissioni del portavoce", passano i minuti e l'articolo si "modifica" ben due volte fino a veder comparire il paragrafo che segue:
Berlusconi si riferisce probabilmente anche al caso del portavoce unico del governo Silvio Sircana, oggetto di un tentativo di estorsione per alcune foto scattate da un fotografo di Corona su una strada frequentata da trans. Come ricordano oggi fonti della procura di Potenza, nell'inchiesta del pm Woodcock Sircana risulta parte lesa. Il suo nome è stato pubblicato da alcuni giornali della destra, ma oggi anche "Velina Rossa", l'agenzia parlamentare considerata vicina a Massimo D'Alema, chiede le sue dimissioni.
Pochi hanno fatto notare che il governo ha perso il voto al Senato a prescindere dalle decisioni dei due "dissidenti". Nessun partito della sinistra radicale, i mostri contro i quali i grandi parrucconi della stampa centrosinistroide italiana si sono già scagliati, ha "voltato le spalle al governo" determinandone la bocciatura. In questi due giorni abbiamo potuto leggere decine di commenti che sono dei capolavori di malafede e becero diessinismo, uno su tutti quello di Ezio Mauro su Repubblica. Sono tutte opinioni che hanno lo scopo "precipuo" (come direbbe silvio) di rafforzare un clima di terrore, di volgare ricatto politico, del quale la vituperata "sinistra radicale" è già abbondantemente vittima.
La questione è semplice: la sgangherata coalizione di centrosinistra si reggeva su quel compromesso articolato che era il Programma dell'Unione. Non era perfetto, non era la bibbia e non era la panacea di tutti i mali, ma era il documento che sanciva dei punti chiari (aldilà delle ricorrenti manipolazioni) rappresentanti la sintesi fra la parte centrista dello schieramento e quella di sinistra.
"Io rinuncio a qualcosa, tu rinunci a qualcos'altro ed insieme governiamo tenendo Berlusconi il più lontano possibile da Palazzo Chigi".
Il Programma era stato costruito perchè non basta il semplice "tenere lontano silvio dal governo" a mettere insieme con soddisfazione ed in maniera duratura una maggioranza. Non basta a me personalmente e non basta in senso assoluto. A distanza di pochi mesi il verdetto è chiaro: la formula non ha convinto gli italiani che non ti hanno dato una maggioranza al Senato tale da poter governare. Con questi numeri andare a personalizzare sul tizio o caio che ti fa "cadere" è infantile quanto miope.
Ora con i "12 punti" l'esecutivo di Prodi diventa di "destra", e non si tratta di un'etichetta stereotipata, si tratta di una fedele traduzione pragmatica di quanto c'è scritto, nero su bianco. Nella breve lista sono assenti (fra le altre): la riforma della giustizia, la questione del conflitto d'interessi, il riassetto del mercato radiotelevisivo e quindi il pluralismo, le modifiche della legge 30 e più in generale di qualsiasi riferimento alla questione del precariato, i Pacs e l'abrogazione delle leggi vergogna compresa la riforma elettorale, mentre la TAV nella sua ridicola importanza fattuale diventa il cardine principale di un fantomatico piano infrastrutturale come è già il cardine della convergenza degli interessi economici delle aziende, diessine e vicine alla destra, che la dovranno realizzare (da qui a 20 anni).
Allora diventa normale che uno come Follini (+1 random) voti la fiducia a questo genere di "Prodi bis" perchè "convinto dai 12 punti", è normale perchè se dal programma di centrosinistra sparisce qualsiasi cosa sia anche vagamente di sinistra resta solo il centro, lo stesso che può sostenere senza tanti mal di pancia 5 anni di governo berlusconi e comunque senza mai azzardarsi a votargli contro.
È facile: si sente a casa.
Il problema è che se si sente a casa lui io ho traslocato da un pezzo.
Finito l'effetto del ricatto "allora vuoi berlusconi" (perchè finisce, presto o tardi finisce) la maggioranza non ci sarà più e io mi troverò a sorridere per la caduta di un governo di destra, il governo di destra che ho contribuito a costruire con il mio voto. Touchè.
Un governo che cade senza perdere il voto di fiducia, con un ministro che come "iniziativa personale" e tramite giornale richiama alla "responsabilità" un ramo del parlamento in cui ha mezzo voto di vantaggio (scarso) ad esprimersi su una mozione controversa. Un governo guidato da due partiti (forse uno? uno e mezzo? boh) che pretendono di imporre una politica estera (e non) di centrodestra pur governando grazie ai partiti della sinistra e della estrema-sinistra. Un equivoco, voluto dall'incompetenza, dalla protervia e dalla presunzione del suddetto ministro e dagli italiani che hanno costruito con il loro voto questo parlamento, vittime complici del clima di normalizzazione antidemocratica generato dal berlusconismo e sul quale il prodismo ha comodamente piazzato le sue flaccide chiappe.
Bene (?) che ci va verranno fuori le "larghe intese" che costituiranno le basi del mostruoso grande-centro, male che ci va torna silvio, che a vederlo da qui sembrava pure che non ne avesse questa gran voglia. Un capolavoro, roba che al confronto Riccardo Ferri nel derby del '87 (Inter-Milan 0-1, suo autogol bellissimo) non ha poi fatto niente di così grave.
La prossima vado al mare, anche se si vota a gennaio.
Dichiarazione del Ministro degli Interni 1: ''In Val di Susa c'è oggi una miscela preoccupante di legittima protesta popolare, speculazione politica ed intrusioni eversive che rischia di esplodere da un giorno all'altro''.
Dichiarazione del Ministro degli Interni 2: "La manifestazione di Vicenza potrebbe essere l'occasione cercata da alcuni per saldare gli spezzoni di ostilità contro le forze dell'ordine".
Se dopo questa (dopo averla fatta davvero, intendo) spara un altro decreto con il quale abbassa di 10 cent il prezzo della benzina, regala una stecca di sigarette e due barrette di cioccolato a tutti i cittadini Romano recupera tutta la fiducia perduta in un colpo solo. Altro che governo delle tasse, tsk.
Il 2006 è passato in un lampo, una serie interminabile di flash. Poche gioie e pochi dolori e la capacità di far sembrare cose che a vederle dal 2005 sembravano fondamentali poco più che secondarie.
Se gli si potesse mettere un titolo direi che è stato "l'anno della disillusione" e non c'entra con il tempo che passa o con l'età che avanza, c'entra con il capire che i traguardi davvero importanti non li può scandire il calendario con i suoi paletti convenzionali.
Il 2007 andrà via presto anche se a tutti stanotte sembrerà il contrario, l'augurio per me e per quelle poche persone a cui tengo è di riuscire a capire pienamente e ad apprezzare quei fatti, quelle scelte, quelle emozioni che segnano veramente una svolta nel preciso momento in cui avvengono.
Le probabilità che siano il 31 dicembre di un qualsiasi anno sono 1 su 365, meno di quelle di vincere al superenalotto abbastanza per non farsi prendere in giro da quella sensazione alterata di "nuovo" che c'è fra le 23.59 di stasera e 0.01 di domani.
Sono rimasto molto colpito da Piergiorgio Welby, la scelta di rendere pubblica la sua storia, di diventare un simbolo e un punto di riferimento della battaglia di civiltà che rincorre il diritto "liberale" per eccellenza: la possibilità di disporre del proprio corpo nel rispetto della dignità personale.
Non parlo del gesto estremo di disobbedienza civile che gli ha consentito di ottenere la morte che desiderava, ma del coraggio di rendere il suo caso lo spunto per costringere i cialtroni della nostra politica ad affrontare il tema, del coraggio di passare attraverso tutto l'iter della giustizia ordinaria e di smascherare così in un sol colpo l'ipocrisia di un sistema incancrenito da una delirante morale bigotta, cattolica e ciecamente conservatrice. La sua ferma volontà nel fare tutto questo quando avrebbe potuto pensare a se stesso, affidando a qualche medico con più umanità e più rispetto per il paziente la sua fine, senza tanti clamori, senza che nessuno dovesse assumersi la responsabilità di rischiare 15 anni di galera.
In questi mesi la politica ha fatto di tutto per trasformare il dibattito lanciato da Welby in un'altra cosa sfruttando la confusione fra termini come testamento biologico, accanimento terapeutico, suicidio assistito, eutanasia che in bocca ai cardinali e alle binetti di turno vengono preventivamente svuotati di ogni significato. Gran parte di questa nostra politica con il suo lassismo congenito bramava che la morte giungesse "naturalmente", riportando tutto nell'assordante confusione delle dichiarazioni sbrodolate e inconcludenti a cui siamo tutti assuefatti e la decisione finale di Piergiorgio Welby non è che il tentativo ultimo e disperato per evitare che accada.
Ci vuole uno sforzo, di tutti, per sconfiggere la cortina fumogena dei nonsense che si sono potuti e si potranno ascoltare attorno a questo tema, ma va fatto senza nessun arretramento, senza cedere alle lusinghe del compromesso accomodante, della dilazione infinita e della rassegnazione. Non su questo.
Permettere che il Consiglio Superiore di Sanità definisca, giusto tre giorni fa, la condizione medica di Piergiorgio Welby, per il quale era impossibile sopravvivere se non attaccato ad un respiratore e ad una macchina in grado di alimentarlo artificialmente, "priva dei requisiti che definiscono l'accanimento terapeutico" senza una reazione di sdegno e indignazione va oltre la mia soglia di tolleranza.
Secondo il modello elaborato da Kübler-Ross il decorso dei pazienti che apprendono di essere affetti da una malattia terminale si può dividere in 5 fasi: negazione, rabbia, contrattazione, depressione, accettazione.
A sentire Piero Fassino, il segretario del più-grande-partito-della-sinistra-italiana (è tutta una parola) affermare queste cose: "Non può essere riconosciuto a nessuno il diritto di dare morte ad un altro, se eutanasia vuol dire questo, e vuol dire questo, non sono d'accordo" mi viene da pensare che sarebbe decisamente ora che provassero ad uscire dalla fase della negazione.
In Italia la legge stabilisce il principio della "competenza territoriale". Per grandi linee vale a dire che se io, in ipotesi, faccio una rapina a mano armata a Bari sarà il Tribunale di Bari competente a giudicarmi.
Nella realtà non è sempre così semplice, esistono diversi fattori che condizionano l'attribuzione della competenza, ma il motivo per il quale un qualsiasi imputato ricorre alla Cassazione per chiedere di essere giudicato da un tribunale diverso, secondo una sua interpretazione della competenza territoriale, è uno solo: traccheggiare, allungare i tempi del processo e arrivare alla prescrizione.
Cesare Previti nel 2002 prova a far trasferire il processo Imi-Sir da Milano presentando (non sarà né il primo né l'ultimo) ricorso in cassazione. La Corte presediuta da Marvulli boccia il ricorso, ma non senza concedere un corposo regalino. Richiede un parere alla Corte Costituzionale che fa guadagnare 10 lunghi mesi nella corsa verso la prescrizione all'imputato Previti. Un po' come beccare il Jolly al Ruota della Fortuna.
Nel merito dell'incompetenza territoriale scrivono: "se è vero che, in questa sede, ai limitati fini di accertare se sussistono i presupposti per disporre la rimessione di un processo ad altra sede non compete alla corte verificare se ed in quale misura sono fondati i rilievi dedotti dalla difesa degli imputati in ordine all'eccepita incompetenza territoriale, a tale onere non potrà sottrarsi il giudice del processo, (...) utilizzando non solo la documentazione già acquisita... ma anche quella indicata dalle parti a sostegno della propria eccezione".
Insomma, tradotto, "non spetta noi, ci deve pensare il Tribunale di Milano".
Il processo continua, arriva al termine e il 5 Maggio 2006 c'è la condanna definitiva in terzo grado: 6 anni di reclusione e interdizione dai pubblici uffici. Dopo 6 mesi la Giunta delle Elezioni non ha ancora ratificato l'estromissione di Cesare Previti dal parlamento.
Intanto il processo Sme (che è un altro), per il quale Previti è stato già condannato in primo e secondo grado a 5 anni, è ancora lì, in attesa di giungere ad una sentenza definitiva. Gli avvocati della difesa ci riprovano e chiedono anche qui alla Cassazione lo spostamento per incompetenza territoriale.
E il 30 novembre scorso è arrivata la sentenza: i fatti riguardano anche delle tangenti pagate in contanti a Roma, quindi il processo non si poteva fare a Milano. Bisogna portare tutte le carte via da Milano verso Perugia, non a Roma perchè sono coinvolti giudici del Tribunale della Capitale e significa una sola cosa: prescrizione in cassaforte.
L'apoteosi della decisione cervellotica, che non considera minimamente la precedente sentenza del 2003, consente all'ex ministro della difesa e soci di sfuggire alla seconda condanna consecutiva, ma non finisce qui. Giustamente il buon Cesare ha immediatamente richiesto altro tempo alla Giunta delle Elezioni (come se avesse dimostrato di avere fretta) perchè a breve presenterà nuovamente ricorso chiedendo alla cassazione di annullare la condanna definitiva per il procedimento Imi-Sir alla luce della loro decisione sulla vicenda Sme.
L'incredibile ma poco imprevedibile epilogo potrebbe vedere Previti legittimamente seduto in parlamento fra meno di due mesi.
In questo post si parla del documentario di "Diario" sui presunti brogli elettorali, l'argomento è delicato e complesso, impossibile sintetizzarlo con efficacia. Sicuramente è lungo, ma secondo me ne vale la pena visto stiamo parlando del più importante diritto dei cittadini, il voto. Se non ve ne frega nulla accendete pure la tv e state tranquilli: per voi, come al solito, non è successo niente.
Il nuovo Dvd prodotto dagli autori di Diario ha provocato un certo clamore.
Il precedente era stato "Quando c'era Silvio", un documentario sulla genesi delle fortune, la crescita e il trionfo di Berlusconi vista al termine della sua esperienza di presidente del consiglio.
Nonostante io sia un estimatore di Deaglio e de Il Diario in generale l'avevo trovato piuttosto deludente, precotto, qualitativamente scadente e in difficoltà nell'aggiungere qualcosa di nuovo a quanto non era stato già abbondantemente detto (e soprattutto scritto nei libri di Marco Travaglio e altri).
Se "Quando c'era Silvio" era passato praticamente sotto silenzio, il nuovo "Uccidete la Democrazia!" ha animato il dibattito politico aprendo uno squarcio sul mistero delle elezioni di Aprile scorso.
Visto con occhio critico "Uccidete la Democrazia!" è estremamente povero, brutte le ricostruzioni (pericolosamente sull'orlo del trash), confusa la trattazione del tema con salti continui ed incoerenti fra dialoghi di "docufiction" e brevi interviste di Deaglio a personaggi americani che indirettamente hanno a che fare con la vicenda.
Il vero elemento forte del documentario è il fatto che va finalmente ad accendere i riflettori su fatti inquietanti che molti avevano già subodorato nelle drammatiche ore dello scrutinio che ha consegnato all'Unione una vittoria sul filo di lana ed una maggioranza più che traballante al Senato.
La tesi è nota: la quota delle schede bianche, per la prima volta nella storia delle elezioni in Italia, ha raggiunto una cifra molto bassa (l'1,1% nazionale) dopo essere stata per 50 anni abbondantemente sopra il 3-4%. Questo sarebbe stato causato da un clamoroso broglio elettorale che avrebbe tramutato buona parte di queste "bianche" (stiamo parlando di 1.200.000 schede) in voti per Forza Italia.
Ci sono diversi elementi che contribuiscono ad alimentare i sospetti sulla regolarità dello spoglio:
1) Il clamoroso passaggio a vuoto, ben oltre il margine di errore considerato fisiologico, dei sondaggi effettuati da tutti gli istituti prima del voto, degli Exit-Poll e delle prime Proiezioni successive alla chiusura delle urne
2) La lentezza del Viminale nel fornire i dati, lentezza esasperante e completamente ingiustificata vista la semplificazione che la riforma elettorale "Porcellum" di Calderoli imponeva al sistema di voto (nessuna indicazione di preferenze, forze politiche tutte inglobate nei due schieramenti)
3) La convocazione del ministro Pisanu a Palazzo Grazioli durante le fasi più calde dello spoglio, proprio nel momento in cui il Viminale è l'arbitro della partita elettorale
4) La diminuzione delle schede bianche avvenuta in maniera "statisticamente" improponibile. Per rendere l'idea: se nelle politiche del 2001 la percentuale delle schede bianche era diversa da regione a regione (si passava dal 2,3% dell'Emilia, al 9.9% della Calabria, al 4,4% del Trentino e via dicendo) nelle ultime politiche il dato è per tutte le regioni compreso fra l'1% e il 2%, nessuna esclusa.
5) Il distacco dei due schieramenti che con l'andare delle ore e l'affluire dei risultati da nuove sezioni, inesorabilmente si riduce. Con un risultato finale tanto vicino, circa 25 mila i voti di differenza, e un consenso tanto frammentato fra regioni del nord veloci nello spoglio e regioni del sud tradizionalmente più lente, l'andamento avrebbe dovuto essere molto irregolare portando di volta in volta uno schieramento a prevalere sull'altro. Al contrario la trasposizione grafica di quanto è avvenuto è sorprendentemente questa.
Insomma, dei fatti ci sono, ma Deaglio e gli altri autori oltre a dare questi elementi e a partire dalla tesi (per loro indiscutibile) che i brogli ci sono stati, non forniscono particolari dettagliati sulle procedure di conta dei voti, mentre si impegnano ad inseguire un programmatore americano che realizzò un software su commissione per l'alterazione dei dati elettorali trasmessi telematicamente.
Per la cronaca quando fu girata l'intervista il programmatore, Clinton Eugene Curtis, era impegnato nella campagna elettorale che lo vedeva contrapposto in un collegio della Florida proprio a Tom Feeney, il repubblicano che gli avrebbe richiesto la compilazione del software. Il 7 Novembre ha perso di una decina di punti.
Tirando le somme nel lavoro di Deaglio e Cremagnani manca quasi del tutto "l'inchiesta", non si aggiungono fatti nuovi a quelli che un attento osservatore avrebbe già potuto mettere insieme seguendo la cronaca.
Questo non toglie che il tema resti delicato, gli interrogativi sollevati validi e sicuramente meritevoli di una attenta verifica.
Le controdeduzioni alla tesi del broglio sono state diverse, in parte efficaci, sicuramente incapaci di rispondere a tutti gli interrogativi.
In Italia non vi è una trasmissione telematica come negli USA, per quanto sia vero che una sperimentazione fosse stata avviata in alcune regioni proprio dal ministro Pisanu in quell'occasione, e i dati vengono raccolti ancora in forma cartacea circoscrizione per circoscrizione e poi comunicati all'ufficio elettorale nazionale presso la Corte di Cassazione che comunica i risultati definitivi e ufficiali.
I dati che nella notte fornisce il Viminale sono raccolti telefonicamente e via fax da Comuni e Prefetture e hanno una pura valenza informativa, non ufficiale, è stato più volte detto da Pisanu e dagli esponenti di Forza Italia chiamati in causa.
Queste circostanze potrebbero mettere la parola fine alla teoria del complotto, ma in realtà sono lacunose. Nei fatti nessuno si è ancora preoccupato di chiarire in maniera inequivocabile e dettagliata quali sono nel nostro paese le procedure di verifica del voto.
Nel pieno della polemica, 4 giorni fa, il Presidente Aggiunto della Corte di Cassazione ha rilasciato queste dichiarazioni al Corriere della Sera, dichiarazioni completamente ignorate dalle parti in causa: «Per quanto riguarda l'elezione del Senato della Repubblica la legge non prevede alcun intervento dell'Ufficio elettorale centrale nazionale costituito presso la Corte di Cassazione». «L'Ufficio elettorale centrale nazionale, costituito presso questa Corte per l’elezione della Camera dei Deputati dell'aprile 2006, ha svolto i suoi compiti sulla base dei dati risultanti dagli "estratti dei verbali" degli Uffici centrali circoscrizionali costituiti presso le corti di appello ed i tribunali circoscrizionali. Tali estratti contengono soltanto il numero dei voti validi riportati da ciascuna lista nell'intera circoscrizione. Quindi la Cassazione non è a conoscenza del numero delle schede bianche o nulle, né del numero di voti validi riportati in ciascun seggio».
Quindi?
Ammesso che la tesi della manipolazione telematica portata avanti da Deaglio sia risibile non si può dire "la magistratura effettua i controlli e i dati non sono manipolabili" e nemmeno si può risolvere il tutto sostenendo che non essendo i dati del Viminale "ufficiali" non vi è possibilità di brogli.
Chi effettua i controlli per l'elezione del Senato? Senato dove, va ricordato, la CDL ha ottenuto la maggioranza dei voti in Italia e l'Unione l'ha sopravanzata al fotofinish nei seggi solo grazie al consenso delle circoscrizioni estere.
Gli "estratti dei verbali circoscrizionali" da chi vengono compilati? Chi verifica la corrispondenza degli stessi con i singoli verbali delle 60 mila sezioni sparse nel paese? Se la Corte di Cassazione non conosce "il numero di schede bianche o nulle, né il numero dei voti validi riportati in ciascun seggio" perchè non è possibile pensare che questi dati siano stati corretti (con lo spostamento di un buon numero di "bianche" a Forza Italia o altrove)?
Insomma, molti interrogativi restano aperti, ed è palese che la procedura non è chiara e trasparente come dovrebbe essere. Il compito di svelare questi aspetti in maniera stringente spettava al documentario di Deaglio, che proprio per questa mancanza non merita la sufficienza. Poca sostanza e molto sensazionalismo.
La Procura di Roma, prima che il dvd fosse effettivamente pubblicato, ha avviato prontamente un'inchiesta d'ufficio. Sembrava proprio che saremmo arrivati ad una qualche verità. I due magistrati avrebbero proceduto ad un riconteggio delle bianche (probabilmente a campione) con la verifica di corrispondenza fra i verbali delle sezioni, quelli circoscrizionali e gli estratti pervenuti alla Corte di Cassazione.
Oggi invece la notizia che qualsiasi tipo di verifica sui numeri, sui verbali e di riconteggio in genere è da escludere. Come mai? Perchè il prefetto Fabbretti (direttrice dell'ufficio elettorale del Viminale), interrogata come persona informata dei fatti, ha spiegato ai magistrati che "i dati del viminale hanno solo valore divulgativo e che non vi è trasmissione telematica tramite la quale sarebbe avvenuta la presunta manipolazione".
In sostanza una persona che, dirigendo l'ufficio elettorale, potrebbe essere chiamata in causa se i brogli venissero dimostrati dice una cosa nota e senza nessuna ulteriore verifica, senza attendere la testimonianza di nessuno dei giornalisti autori del dvd e di nessuno dei protagonisti reali del documentario stesso la Procura di Roma si preoccupa di diffondere di sua iniziativa una nota nella quale sancisce la morte prematura di un'inchiesta mai realmente iniziata. Perchè tutta questa fretta?
Che senso ha aprire un fascicolo sulla base di una notizia di reato tanto grave e tanto destabilizzante per l'intero sistema democratico se non si ha alcuna intenzione di andare fino in fondo?
Qualche anno fa alcuni avrebbero parlato di "depistaggio".
Il modo in cui si sta mettendo in archivio la vicenda è ancora più allarmante della denuncia stessa.
Sembra di assistere ad un gioco delle parti ben oliato: da una parte c'è la politica che chiede, ma senza far seguire alcun atto ufficiale alle dichiarazioni, che "venga fatta chiarezza" nel caso di Prodi e della maggioranza e che "si riconti tutto" nel caso di Forza Italia e dell'attuale minoranza, dall'altra la magistratura che ne avrebbe facoltà ma che si limita a sfruttare le debolezze e i limiti dell'inchiesta giornalistica per evitare di andare a sollevare il coperchio svelando la verità, comoda o scomoda che sia, "aldilà di ogni ragionevole dubbio".
Nel mezzo, come al solito, ci siamo noi: cittadini della "Repubblica dei Misteri" ai quali nessuna certezza, nessuna verità è dovuta. Partendo dalla bontà del risultato referendario che pose fine alla Monarchia nel '46 e passando per 50 anni di stragi infinite senza colpevoli e senza mandanti.
Unica cosa consentita tanti dubbi e una montagna di disillusione.
Con la nuova legge elettorale, quella con cui si è votato nella primavera scorsa, non c'erano problemi per i partiti sulla scelta dei candidati. Si trattava di presentare liste bloccate nelle quali inserire nomi a totale discrezione, senza la necessità di scendere a compromessi nemmeno per cercare di strappare il seggio di qualche collegio uninominale. Totale e assoluta carta bianca.
Secondo Chiti Berlusconi sta provando a "comprare" (al modico prezzo di 1 milione di euro cadauno) dei senatori della maggioranza allo scopo di far cadere il governo.
Il fatto che, dopo questi sei mesi di governo, non mi sorprenderebbe se l'Unione fosse riuscita a mandare in parlamento qualche signore di mezza età disposto a mercanteggiare la propria onorabilità e coerenza rivela un disincanto ed un pessimismo superiore alle più fosche previsioni della vigilia.
Il mio umore non è dissimile da quello che avevo negli ultimi due anni di governo Berlusconi, quelli della rassegnazione e dello sconforto.
D'altraparte l'ambiente non ha subito sostanziali modificazioni: la legge sul falso in bilancio, la legge antitrust, la gasparri e altre delizie ancora sono ancora lì, i finanziamenti alla difesa sono aumentati senza bisogno di fare particolare confusione, quelli alla Ricerca non sono diminuiti solo grazie alla ribellione di una 97enne, Previti è libero grazie all'indulto adottato in questa legislatura ed è ancora formalmente in parlamento (nonostante sia interdetto dai pubblici uffici), Luttazzi, Biagi e i Guzzanti sono ancora fuori dalla tv di stato (mentre Guzzanti padre ci può andare quando vuole) e Paolo Cento è ancora in piazza a protestare.
Trenitalia sta fallendo. "Siamo ad un passo dal portare i libri in tribunali", lo dice l'amministratore delegato Moretti. Non si tratta di facili allarmismi o del solito pessimismo dei comunisti, quindi.
Per 5 anni abbiamo vissuto nella comoda favola berlusconiana: "siamo ricchi perchè abbiamo due telefonini", "le opere pubbliche sono già realtà" e così via. L'ultima finanziaria del governo berlusconi "azzera i trasferimenti di cassa" a Trenitalia e determina un "definanziamento degli investimenti".
Per 5 anni Tremonti si è preoccupato di bloccare ed ostacolare gli aumenti delle tariffe per Trenitalia, facendo correre ulteriormente l'indebitamento delle Ferrovie (quindi di noi tutti) mentre consentiva continui ritocchi dei pedaggi autostradali facendo correre i profitti di Autostrade Spa (quindi dei Benetton): il trionfo dell'ipocrisia.
Si litiga per fare un'alta velocità fra Lione e Torino che costa 20 miliardi di euro e sarà pronta fra 15 anni mentre Trenitalia ha bisogno di 700 milioni per non andare in amministrazione controllata fra sei mesi ed è tutto normale. C'è di che sentirsi presi in giro, soprattutto quando si è a conoscenza del fatto che questa benedetta alta velocità è un'opera pubblica bipartisan non solo per il consenso che riscuote, ma anche per gli interessi che muove. Basta leggere un paio di articoli (lunghi ma interessanti) di Gianni Barbacetto che spiegano parentele e vicinanze politiche delle aziende che hanno vinto gli appalti per realizzarla.
Le Ferrovie dello Stato avevano 220 mila dipendenti prima della finta privatizzazione e dello spacchettamento dell'azienda e perdevano ogni anno moltissimi soldi, la manutenzione di treni e linee era frequente, non mancavano le risorse (anche quelle da sprecare), i treni erano inadeguati e lenti.
Dopo 20 anni i dipendenti sono 116 mila, l'azienda perde ogni anno moltissimi soldi, la manutenzione dei treni e delle linee non è più così frequente, non ci sono le risorse per fare nulla e i treni sono inadeguati e lenti. Passi avanti nessuno (basta guardare Report), solo 100 mila dipendenti in meno.
Storicamente il settore ferroviario non è redditizio, non è un problema solo italiano. In Inghilterra la privatizzazione (reale) del sistema ferroviario ha portato ad un disastro, decine di piccole aziende che gestiscono piccoli tratti, confusione tariffaria, treni sempre meno sicuri e più lenti insieme a profitti inesistenti per i privati.
Il problema è culturale, non solo economico. Privatizzare, aprire alla concorrenza, non è una ricetta spendibile in tutte le situazioni e in tutti i settori. Nel caso delle FS questa si è trattato di una semplice scorciatoia per liberarsi della forza lavoro senza dover licenziare nessuno "statale" e ha mancato tutti gli altri obiettivi prefissati, sistematicamente.
Nella gestione di servizi di pubblica utilità che hanno pochi margini di profitto e che hanno prodotto per decenni grandi perdite quella che serve è "l'efficienza privatistica", non la "privatizzazione". Se io apro ad un soggetto non pubblico questo investirà al solo scopo di ottenerne un legittimo ritorno remunerato, questa remunerazione se parliamo di servizi pubblici nei quali è fisiologicamente impossibile la concorrenza (vale per le ferrovie come per l'acqua, tanto per dirne una) finisce per pagarla il consumatore. Può farlo in tre modi diversi, o con l'aumento delle tariffe o con il drastico peggioramento della qualità del servizio o con entrambe le cose messe insieme.
Se al contrario si applicasse il principio dell'efficienza, della trasparenza all'interno di una gestione pubblica che ha lo scopo di dare un servizio migliore senza gravare finanziariamente sul cittadino o sullo stato i risultati non potrebbero che essere migliori. Esempio le ferrovie spagnole, per le quali Zapatero ha appunto bloccato il processo di privatizzazione già parzialmente avviato da Aznar, che in 20 anni di gestione pubblica oculata si sono tramutate da disastro ad uno dei simboli di un paese che corre nella direzione giusta.
Chi meglio di un "riformista di sinistra" potrebbe comprendere e condividere questo tipo di logica?
Probabilmente nessuno.
Quindi stiamo calmi, tanto ci sono ancora 5 anni di governo.
Giusto?
Antonio non è un grande tifoso, suo padre gli ha trasmesso una moderata passione calcistica per la squadra della sua città che milita in serie C2. Non guarda le partite in diretta se non quelle della nazionale, non gli interessa più di tanto.
Un paio di settimane fa, dopo Triestina-Juventus, Antonio aveva ridacchiato fra sé e sé pensando "eccoli di nuovo, non è cambiato proprio niente. Pure in serie B". Leggendo la cronaca della partita su Repubblica.it, Gazzetta.it e Corriere.it e guardando il servizio al Tg3 aveva saputo che la Juventus in difficoltà era riuscita a strappare una vittoria di misura, ma in tutti e 4 i casi, sin dal titolo, Antonio era stato messo in guardia: un gol "regolarissimo" (sì, con il superlativo) era stato annullato alla Triestina. Il giorno dopo al bar non aveva resistito alla tentazione di fare una battutina al suo amico juventino Franco.
Ieri sera c'era Napoli-Juventus, Antonio ha visto un film in videocassetta, poi si è collegato ad internet per controllare l'email è ha dato un'occhiata agli articoli di Repubblica.it, Gazzetta.it e Corriere.it sulla partita.
Si è messo a letto e prima di addormentarsi ha acceso la tv per guardare il TG3 della notte che apriva l'edizione proprio con la cronaca sulla partita.
A metà del servizio sulle elezioni in Nicaragua si è addormentato.
Ha visto le immagini, ha letto tre cronache diverse, lui sa cosa è successo in quella partita.
Purtroppo però non è vero.
Durante la partita è successo anche questo:
Rigore netto (e doppio) in favore dalla Juventus, con conseguente ammonizione ed espulsione per il difensore del napoli. Per usare la terminologia tecnica: rigore non concesso.
Non è un errore da poco, è decisivo, comunque la si veda di certo non si tratta di un episodio marginale. Eppure Antonio non lo sa, si è informato su 3 siti e ha visto un tg, gli stessi che lo avevano diffusamente erudito sul gol annullato ingiustamente alla Triestina, ma il fatto questa volta non c'è. Non c'è nel titolo, ma non c'è neanche negli articolo. Zero, non esiste, per Antonio non è mai successo.
E stamattina si è fatto una bella risata quando il suo amico Franco al bar gli ha parlato di un fallo da rigore nettissimo per la juve non rilevato dall'arbitro e sul quale un giocatore bianconero si è procurato una lussazione alla spalla.
"Ma tu sentilo, questi Juventini, si permettono pure di parlare di torti arbitrali. Roba da pazzi, ma dove l'ha visto sto' rigore?"
Uno potrebbe essere deluso dalla finanziaria, in un senso o nell'altro.
Potrebbe giustamente far rilevare che non c'è un articolo di questo benedetto bilancio che non sia stato modificato rispetto all'annuncio iniziale con uno stillicidio di scontri verbali interni alla maggioranza insopportabile.
Oppure che dopo essersi inimicati tutti i possessori di SUV con una polemica tirata avanti per mesi hanno pensato bene di andare a colpire i possessori di berlina (ma non solo).
O anche che dopo le ferme dichiarazioni sulla necessità del rigore e dei tagli (fatte da D'Alema martedì sera a Ballarò) che giustificavano il disattendere del governo alla promessa elettorale di "niente nuove tasse" il ministro degli Esteri D'Alema è andato a protestare per il rigore e i tagli ai fondi del suo dicastero.
Io invece sono deluso dall'indulto, specialmente dall'uscita di oggi del simpatico Romano.
Sostenere che nell'ultima ondata di violenza a Napoli "l'indulto non c'entra" è un'affermazione risibile già di suo, quando poi si è anche a conoscenza del fatto che tra vittime e carnefici i fatti violenti con protagonisti beneficiari dell'indulto nel solo napoletano sono "sette omicidi, un tentato omicidio e 10 rapine" diventa anche grave ed irresponsabile.
Il sistema delle carceri era al collasso? Certo. Le cifre parlavano di 20 mila detenuti "in esubero".
Le cause principali?
1) Tempi della giustizia
2) Bossi-Fini (il 45% dei detenuti sono stranieri)
3) le ridicole leggi sugli stupefacenti (25 mila detenzioni solo nel 2005 su una capacità totale di 35 mila posti)
4) La mancanza cronica di nuova edilizia carceraria.
Provvedimenti proposti e approvati in 6 mesi di governo per limitare queste 4 cause? Zero.
Numero di detenuti (in percentuale) usciti dalle carceri campane in un sol colpo grazie all'indulto? 45% del totale. La cifra più alta d'Italia.
Andare a Napoli dopo una decina di morti ammazzati in mezza settimana per dire che le statistiche parlano di un numero "leggermente inferiore" di morti rispetto all'anno scorso mi fa realizzare che la qualità di questo governo è "leggermente inferiore" rispetto alle mie attese.
Ed io pensavo ad una cosa tipo: "basta che non ci sia Berlusconi e che non facciano grossi danni".
In america c'è una nuova serie televisiva, si chiama Studio 60, che è ambientata nel dietro le quinte di uno show televisivo di prima serata (immaginario, ovviamente). Se ne racconta la realizzazione, la vita e le storie dei personaggi che questo show lo scrivono e lo creano. Un telefilm sulle storie e sulla vita degli autori. Molto autoreferenziale.
Non lo trovo un granchè, questione di gusti, ma piace a molti raffinati critici. Infatti non sta andando molto bene in termini di ascolti.
Però nell'ultima puntata che ho visto c'è una cosa curiosa che a pensarci mi ha fatto sorridere.
Dovete sapere che in america (dove le serie tv sono prodotti per i quali si spende molto e che destano molta attenzione) succede che alcune star musicali partecipino ad un episodio di un telefilm nella parte di loro stessi per promuovere il loro ultimo disco. Una cosa simile alle partecipazioni ai varietà in italia, con la differenza che lì di solito si usa una scusa del tipo il personaggio immaginario del telefilm va al concerto del tale artista che canta una canzone.
In Studio 60 è stato fatto lo stesso con Sting.
La cosa curiosa è che Sting non è il "cantante Sting" che suona da qualche parte, ma è il "personaggio cantante Sting", che va a promuovere il suo ultimo disco (quello con il liuto ovunque) nello show immaginario e quindi per transitività nella serie tv che parla dello show.
Io l'ho trovato divertente e paradossale.
P.s. In realtà volevo scrivere un post sul fatto che disapprovo profondamente l'ora solare per via del fatto che fa buio troppo presto e la cosa mi deprime, ma non avevo motivazioni sufficientemente fondate per farla sembrare una cosa seria. Così ecco questa cosa qui, che era la seconda attualmente nella mia testa.
Non capisco se stanno peggio quelli che dopo 5 anni di governo Berlusconi, mentre la piazza fischia l'inno e Bossi arringa la folla sostenendo che tante donne sono lì "perchè noi ce l'abbiamo duro", condividono con preoccupazione l'allarme di Silvio Berlusconi sullo stato della nostra democrazia lanciato dal palco di Vicenza o io che continuo a credere che il governo Prodi possa reggere 5 anni e fare almeno un paio di cose buone.
Per inciso io sono convinto che se le donne cercano qualcosa di duro comprano un vibratore. Almeno quello non sbava.
Mi piacciono molto le svedesi, fin qui niente di strano.
Ancora di più mi piacciono gli svedesi (intesi come cittadini della Svezia) e la Svezia stessa.
La dimostrazione che un solido stato sociale che tuteli i più deboli non fa sprofondare per forza nel parassitismo e nello statalismo, ampie aperture alla laicità, libertà di espressione, di parola e di satira, benessere sociale, parità fra i sessi, ampia partecipazione femminile alla politica (il 45% del parlamento è composto da donne). Hanno pochi problemi e cercano di risolvere quelli che hanno partendo dal principio che più è alieno a noi italiani e per riflesso alla nostra politica: la legalità e il rispetto delle regole.
Sono bastati 10 giorni per indurre alle dimissioni (volontarie) due ministri del nuovo governo che si erano macchiati di evasione del canone televisivo e pagamento in nero della colf.
Non sono bastati 5 mesi (con una maggioranza in teoria ostile) per far decadere dalla propria carica di parlamentare Cesare Previti, condannato in via definitiva per corruzione in atti giudiziari.
E poi quando uno crea buste per contenere viti e bulloni di ricambio come questa:
Le polemiche sul servizio delle Iene sul consumo di droghe da parte dei parlamentari non mi hanno sorpreso.
Meno ancora mi sorprendono i risultati fatti trapelare a mo' di spottone ieri dagli autori del programma.
Un terzo dei parlamentari che aveva subito il test aveva fatto uso di droghe nelle ultime 36 ore. Se la prova è stata effettuata di Lunedì mattina non sono nemmeno tanti.
L'ipocrisia che c'è intorno al mondo delle droghe nella politica italiana è strabiliante.
Se si istituisse per legge l'obbligo dell'Hair test, (quello fatto con i capelli o peli) che individua con estrema certezza se si è consumata droga negli ultimi 2 anni, in parlamento ci sarebbe un'epidemia di alopecia.
- La foto non c'entra nulla ma mi ha strappato un sorriso mentre sceglievo le zucchine alla coop, quindi l'ho pubblicata.
- Lo sconto di pena ottenuto grazie all'indulto dal mostro di Foligno ha fatto arrabbiare molti. Buona parte di questa arrabbiatura è strumentale. Altri, spesso impegnati a difendere l'indulto, si sono affannati a dimostrare che se io riduco il termine della pena dal 2023 al 2020 sostenere che "il mostro uscirà presto di prigione" è una fragorosa stronzata. Sacrosanto.
I giudici dicono di aver applicato la legge, io avevo capito che gli autori di reati sessuali contro i minori non avrebbero beneficiato dell'indulto e non credo che il fatto di far seguire l'uccisione del bambino alle molestie e agli abusi possa far sparire la componente della pedofilia dal reato. Quindi sicuramente avevo capito male all'inizio. Lo spero.
Cosa ne penso complessivamente di questi tre anni di sconto per Chiatti?
Che non se ne sentiva il bisogno.
- A Deaglio e ad altri non è piaciuta la prima puntata di Report, quella che ha mostrato stralci di un documentario sull'11 Settembre che lancia pesanti dubbi sull'attendiblità delle tesi ufficiali sugli attentati.
Quando ho letto che sarebbe stato questo il tema della puntata non ne ero particolarmente felice, ma mi sono potuto ricredere. Tutto il lavoro dei "complottisti" non è stato presentato come una verità assoluta, ma come un punto di vista, un documento che mostrasse qualcosa di parzialmente nuovo (per la tv italiana) e potenzialmente interessante. Con sguardo distaccato, disincantato e sostanzialmente neutrale.
La chiosa finale della Gabanelli è la sintesi del mio pensiero in merito: non tutte le tesi di chi è convinto del complotto sono sufficientemente forti e fondate, alcune sono palesemente frutto di manipolazioni a senso unico e gettano fumo negli occhi più quanto faccia un segretario di stato qualunque, ma quelle della versione ufficiale hanno molti punti oscuri e si è data più di una volta l'impressione che fosse poca la volontà di chiarirle e di colmarne i vuoti.
In realtà non mi tormento da un po' con questo genere di questioni.
Il problema di chi ha fatto crollare le torri realmente è un fatto di secondaria importanza, la questione è politica e sociale. La verità ufficiale detta l'agenda degli eventi attuali, il resto sono esercizi retorici.
Data per buona la tesi secondo la quale Bin Laden e Al Queda sono responsabili degli attentati io non condivido e biasimo ogni singola decisione di politica estera dell'amministrazione Bush da quel momento in poi.
I dibattiti sul punto di fusione dell'acciaio fanno perdere di vista la questione concreta: la guerra non è la risposta al terrorismo e non favorisce la pacifica convivenza fra Oriente e Occidente.
I risultati, pessimi, degli ultimi 5 anni fra Afghanistan e Iraq sono sotto gli occhi di tutti quelli che vogliono vederli.
Senza bisogno della consulenza di un ingegnere. Non so a voi, ma la cosa mi tranquillizza.
Per rastrellare 250 milioni di gettito fiscale in una manovra da 33,5 milioni di euro, lo 0.74% del totale, si aumentano, con una misura facilmente strumentalizzabile, palesemente impopolare e controproducente politicamente, le aliquote d'imposta per quei pochi fessi (600 mila persone) che "dichiarano" (non "guadagnano", la differenza è sostanziale) sopra i 70 mila euro l'anno.
Intanto propongono cose come queste:
1. In arrivo, nei Comuni che lo vorranno, la tassa di soggiorno destinata ai turistie comunque a tutti i soggetti non residenti che «prendono alloggio, in via temporanea, in strutture alberghiere, campeggi, villaggi turistici, alloggi agro-turistici». Il contributo può arrivare fino alla somma di 5 euro per ciascun non residente a notte.
2. La tassazione dei redditi da locazione ai quali sarebbe applicata una imposta sostitutiva con aliquota al 20% allo stesso modo delle rendite finanziarie.
Quindi, riassumendo, se sei un simpatico palazzinaro non pagherai più le tasse sui proventi da fitto progressivamente al tuo reddito, mentre tutti i tuoi inquilini che ti versano i fitti vedono depurati i loro redditi con quel metodo e minimo del 23%.
In compenso quando vai in vacanza paghi gli stessi 5 euro di "tassa di soggiorno" per pernottare nella tua stanza da 500 euro al giorno in costa smeralda che pagheranno i tuoi inquilini in campeggio per la piazzola a Mondragone da 20 euro al giorno.
Lo sappiamo tutti: Moggi non è una persona onesta. Partendo da questa premessa il fatto (dimostrato) che lui usasse schede telefoniche svizzere per comunicare con designatori, procuratori e chissà chi altro è sufficiente per ottenere la certezza indiscutibile che i campionati, il calciomercato e anche il combattimento clandestino dei galli nei sobborghi di los angeles erano truccati.
Come le spieghi le schede non intercettabili?
Tant'è che quando avevo letto questa risposta:
"Mi dovevo proteggere dalle aggressioni. Innanzitutto quelle schede non sono ventimila, ma venti e, normalmente, le buttavo via dopo 15 giorni. Le prendevo soltanto per non rendere facile violare la privacy del mio lavoro. Abbiamo una legge sulla privacy con un Garante che non garantisce e c'è molto spionaggio industriale. L'unico mezzo era eclissarmi. Trattavo in quel periodo Cannavaro, Ibrahimovic ed Emerson. Li volevano anche altri. Anche l'Inter, per esempio. E quando le cose si mettono così, il giocatore o lo si paga troppo o lo si perde. Con quelle 20 schede mi sono soltanto cautelato da intrusioni che pure ci sono state".
tratta da questa intervista rilasciata a fine luglio, avevo pensato: "A' Lucià, questa è davvero grossa, inventatene un'altra".
Dicevo, parlando fra me e me, "ma ti pare possibile che Telecom abbia una struttura interna che controlla le telefonate di personaggi noti, che crea dossier ad uso e consumo di non si sa bene chi, che il capo di questa struttura è a conoscenza di quali intercettazioni vengono richieste dalla magistratura, che questo stesso riferisca direttamente all'A.D. di Telecom che è anche Vice Presidente dell'Inter?
No, dai, è plausibile pensare che ci siano elementi all'interno della struttura di sicurezza di Telecom che chiedevano alla propria segretaria di prelevare i dati sulle conversazioni della Juventus, di Moggi, della Gea e via dicendo...?"
Nei giorni passati in moltihanno ironizzato sulla nomina di Gianni Riotta al Tg1. Avevano ragione, per carità.
La debolezza del governo passa anche per la lentezza e la timidezza con la quale stanno gestendo la transizione in Rai, dopo 5 anni di porcherie inaudite Santoro è in onda solo grazie al giudice del lavoro, le nomine sono congelate e dove Silvio t'aveva piazzato il terribile Mimun (quello che nascondeva le notizie, tagliava gli applausi per Kofi Annan e li montava per Berlusconi, creava un clima di autentico terrore in redazione, silurava la Gruber per aver usato un aggettivo irriverente riferito alla Cdl ed altre amenità) loro mettono un ex (?) boyscout, noto per la sua irritante paciosità.
D'altraparte, tranne piccole minoranze ostracizzate ed isolate, il centrosinistra ha passato 5 anni all'opposizione ammiccando compiaciuto alla militarizzazione del servizio pubblico facendo sistematicamente il gioco del governo ed ingoiando qualsiasi cosa pur di occupare qualche "posto", vedi le nomine Annunziata e Petruccioli: cosa ci autorizzava a pensare che avrebbero fatto qualcosa di buono in tempi rapidi? Il fatto che siamo degli illusi? Sì.
In questi giorni sono bloccato a casa dei miei per via di una fastidiosa influenza.
Qui a casa dei miei non solo si pranza tutti i giorni, ma lo si fa intorno alle 13.20.
Questo significa che da due giorni vedo il "nuovo" Tg1 delle 13 di Riotta.
Come saprete Piergiorgio Welby, affetto da una grave forma di sclerosi multipla che lo costringe in un letto completamente paralizzato con un tubo in gola per respirare ed uno nello stomaco per nutrirsi, ha inviato un messaggio al Presidente Napolitano chiedendo di aprire il dibattito sull'eutanasia.
Il giorno dopo Napolitano (che non è Ciampi e si vede sempre di più) accoglie l'invito e da l'impulso al dibattito politico.
Tg1 ore 13 di ieri, il problema non sono più le posizioni politiche, i disegni di legge proposti, i punti di vista: il servizio non parla già più di Welby ma di tale Cesare Scoccimaro, affetto da una malattia simile, anche lui completamente paralizzato, bloccato in un letto ed assistito da 4 persone a tempo pieno, che ci tiene a far sapere che lui vuole vivere. Benissimo, ma che c'azzecca? Welby ha chiesto di aprire il dibattito sullo sterminio di tutti i malati terminali d'Italia? No, ha chiesto di poter disporre di se stesso, ha chiesto che lo stato gli conceda la possibilità di sfuggire alla condanna di un'esistenza di sofferenza ed umiliazione. Ma il Tg1 è l'ingranaggio principe della propaganda vaticanista. Segue grafica con definizioni stringate dei termini di discussione, "Eutanasia", "Testamento biologico", "Suicidio assistito". Fine del servizio.
Tg1 ore 13 di oggi, nuovo servizio, stesso giornalista. Premessa: in Italia "non si sta discutendo di Eutanasia, ma di Testamento Biologico". L'ha deciso lui. Parte l'intervista con il cardinale che si occupa degli "affari sanitari" del vaticano (i pannoloni di Yoseph?) il quale si dice assolutamente contrario all'eutanasia, ma assolutamente favorevole al testamento biologico purchè non sia "un'eutanasia mascherata". In sostanza è favorevole a non fare nulla. L'impertinente e sfacciato giornalista gli domanda: "cosa ci insegna l'esperienza di giovanni paolo?" e subito la risposta "Giovanni paolo negli ultimi giorni si rifiutò di andare al Gemelli per l'ennesima volta perchè gli venne detto che non sarebbe guarito, ed è un grande esempio per tutti di accettazione serena della morte".
Al cardinale Javier Lozano Barragan qualcuno dovrebbe spiegare che Welby non ha nessuna delle possibilità riservate a Giovanni Paolo: non può rifiutare la cura, perchè la sua cura è il tubo della macchina che gli butta dentro i polmoni l'ossigeno. Per la legge italiana nessuno può staccare la spina di quella macchina e Pierpaolo Welby non può farlo per se stesso oramai da tempo.
La condanna di doversi far consumare senza speranza da una malattia, questo è il suo destino, almeno fino a quando certi telegiornali continueranno a fare propaganda vaticanista reazionaria e i politici a non prendere la responsabilità di scontentare qualche cardinale. Tanto cosa gli importa? Se sono terminali come malati lo sono anche come elettori.
Di cardinali invece ce ne sono e ce ne saranno sempre, anche Riotta se n'è accorto.
"Pearl Jam": per qualche anno è stata la risposta immediata ad un sacco di domande, quelle domande che da qualche tempo nessuno mi fa più (forse perchè sono invecchiato, forse perchè sono invecchiati gli altri, non lo so). Domande tipo: "il tuo gruppo preferito?" o "che musica ascolti?".
Una decina di anni fa era una risposta considerata strana, ma non troppo: i Pearl Jam erano poco sotto la cresta dell'onda, ci poteva stare.
Oggi di loro non si parla praticamente più: poco sui giornali, praticamente zero in televisione, a sentire molti indie rocker o gnù metallari tanto in voga uno potrebbe pensare che si siano sciolti chissà quanti secoli fa "quei tizi lì tipo Nirvana", il tutto mentre in Italia vendono 50 mila copie del loro ottavo disco in studio praticamente senza promozione e in una settimana fanno 5 date sold-out da 10-15 mila persone a serata senza dover attaccare nemmeno un manifestino del concerto in giro nelle città che visitano.
Quasi come essere iscritti ad una affollata società segreta seguire questi ultraquarantenni da Seattle.
I loro concerti sono meravigliosi, tiratissimi, spontanei, appassionati.
In una parola sono dei veri concerti "Rock", di quelli che proprio non ce n'è più.
Assurdamente riduttivo relegarli nella meteora del "Grunge", calcolando la fine artistica di Vedder e soci insieme al riflusso modaiolo del genere di Cobain.
Sono gli eredi (vivi e viventi) dei Led Zeppelin, senza il contorno di isterismi da rock star, l'eccesso di droghe e alcol e nemmeno con la pretesa di voler cambiare il mondo, ma utilizzando tutto il loro successo per mantenere un pizzico di coerenza. In più piacciono ad un sacco di bella gente.
Si sta scatenando una bagarre inaudita per la storia di Telecom e del dossier di Rovati, con tanto di dimissioni e apertura di un fascicolo da parte della Procura di Roma.
Sfido chiunque a sostenere che più di un italiano su 100 ha capito, anche vagamente, di cosa si tratta.
Io ho capito una cosa: Rovati (quindi Prodi?) pensa che Telecom dovrebbe restituire allo stato e alla sua gestione la rete telefonica, quella rete costruita per 50 anni con la generosa sponsorizzazione dei contribuenti italiani, con i soldi delle interurbane a prezzi da strozzo e senza necessità di chiedere permessi a nessuno per fare buchi ovunque.
L'obiettivo è semplice: difendere gli interessi nazionali facendo in modo che sia lo stato a cedere agli operatori (a prezzi bassi e uguali per tutti) l'accesso alla suddetta rete ed evitare che il 90% delle infrastrutture delle telecomunicazioni italiane possano finire in un sol colpo nelle mani di qualche ignoto investitore (magari straniero) che si trovi a scalare la società dell'uomo più indebitato ed influente d'Italia, il Tronchetto Provera in Afef.
In questo modo la finiremmo con la fasulla competizione truccata dall'incumbent Telecom che con le proprie strategie commerciali tiene i prezzi alti frenando lo sviluppo tecnologico ed economico del paese: finalmente tutti gli operatori potrebbero farsi una concorrenza reale.
"Reale" come quella francese. Per intenderci quella concorrenza che permette a Telecom Italia di offrire agli utenti francesi servizi migliori ad un prezzo minore rispetto a quelli degli utenti campioni del mondo (POPOPOPOPO).
Rovati (quindi Prodi?) ha maledettamente ragione. Dov'è lo scandalo?
Nel fatto che il governo italiano ingerisce (tra la altre cose con scarsissimo successo, dimostrando che oramai il danno è fatto) nelle politiche di un'azienda privata con il deliberato scopo di tutelare l'interesse nazionale e dei consumatori?
E io, di grazia, cosa li avrei votati a fare se non per ingerire in queste cose ed in questa direzione?
Qualcosa è cambiato lassù sul Colle.
Personalmente non sono mai stato "Ciampista", per varimotivi.
Non per questo facevo un tifo scalmanato per l'elezione di Napolitano, avrei preferito imprigionare D'Alema lì in alto, così magari evitavamo anche di ascoltare le sue interviste con Riotta.
Ad ogni modo devo gioire, finalmente il buon Giorgione nazionale ha rotto l'insopportabile "meccanismo Ciampi". In cosa consiste il "meccanismo Ciampi"? Semplice!
Facciamo un esempio:
1. Ciampi in un'occasione X rilascia una dichiarazione con la quale invita (riferendosi platealmente a Berlusconi o comunque al centrodestra) ad un maggior pluralismo dell'informazione televisiva italiana.
2. A 5 minuti dalla dichiarazione in oggetto Berlusconi (o un qualsiasi esponente random del centrodestra) interviene rilasciando una dichiarazione di questo tipo: "Sono con il Presidente, Ciampi ha perfettamente ragione: il pluralismo dell'informazione televisiva è fondamentale."
3. Ciampi tace.
*4. Il mio fegato si attorciglia tentando il suicidio
Ora, finalmente, le cose sono cambiate. Abbiamo il "meccanismo Napolitano", meglio conosciuto come: "prendi per fesso qualcun altro".
Esempio:
1. Napolitano rilascia una dichiarazione nella quale invita i due poli ad un confronto costruttivo sulla prossima finanziaria allo scopo di garantire il mantenimento degli impegni comunitari che prevedono il contenimento del deficit e il risanamento del bilancio
2. Tremonti, dopo 5 minuti, dichiara: "il presidente ha ragione ad attaccare questa maggioranza, ci vuole il governo delle larghe intese, un nuovo compromesso storico"
3. Napolitano rilascia una nota: "Non ho detto questo"
*4. Il mio fegato ringrazia.
Ebbene sì, sono tornato.
In realtà sono tornato da un po', ma non me la sono sentita di scrivere un post in pieno agosto su D'Alema che dice "bye bye Condy" salutando Condoleeza Rice al cellulare mentre è ormeggiato con la sua barca a vela, quindi ho atteso.
Oggi ho scoperto che Rutelli sente la necessità di imporre una rivoluzione copernicana per le vacanze degli italiani, tenuto conto che si tratta di un'autorità nel non fare un cazzo lo prenderei seriamente in considerazione.
Io invece, che sono un tradizionalista, riapro il blog con un'abitudine classica leggermente rivisitata.
Non potendo frantumare gli zebedei agli amici con delle diapositive delle vacanze che non ho, allego al post un piccolo album: qualc